La storia

 

Eccomi! Risali con me è un progetto interamente autofinanziato nato nel 2009 da un’idea di Daniela Bertoletti.  L’iniziativa si pone l’obiettivo di sensibilizzare le persone al rispetto di se stessi, dell’altro e dell’ambiente in cui vivono e invitarle a modificare comportamenti derivati da cattive abitudini, e rimodellare così il mondo perché sia un luogo accogliente in cui poter vivere.

L’obiettivo delle manifestazioni organizzate è quello di portare le persone a riflettere e capire cosa ognuno può fare, con il proprio pezzo di puzzle, per realizzare il cambiamento e divulgare il messaggio di Rispetto a 360°. Fino a oggi sono stati realizzati vari eventi a Roma in Piazza di Spagna e al Pincio. Dal 2011, l’evento Rispettate il mondo Rispettate voi stessi del 21 marzo, primo giorno di primavera che porta con sé la simbologia di rinascita e di presa di coscienza, è ormai un appuntamento fisso.DSC_0636.JPG

I bambini inaugurano l’evento con la promessa di Rispetto a se stessi, agli altri e al mondo innalzando i simboli delle varie ideologie spirituali, compresa quella dei non credenti, creati da loro stessi con materiale di rifiuto. Poi seguono le esibizioni di scolaresche e artisti che danno la loro interpretazione del senso del rispetto secondo il proprio modo d’esprimersi.

 

Come è nato il progetto “Eccomi! Risali con me”?58427_125296387519143_3764955_n

C’era un’ idea che mi balenava ogni tanto, pensavo:

“ Come sarebbe bello costruire un presepe con materiale di rifiuto e posizionarlo in qualche angolo significativo di Roma, poter trasformare la spazzatura in qualcosa di molto significativo, qualcosa da rispettare!…….”

iniziai così a mettere da parte bottiglie di plastica, retine, contenitori per uova. Ma la realizzazione del presepe restava un’idea…poi un giorno, con quei rifiuti, creai dei contenitori per delle composizioni floreali natalizie, era la fine di novembre 2009, sentivo l’atmosfera delle feste in arrivo; Joy, la signora che vive con noi, rimase così meravigliata e sorpresa di quello che si può fabbricare con i rifiuti che, con entusiasmo, mi chiese se potevo comporre qualcosa, anche per lei, da portare in chiesa.

“Ma certo! La faccio subito! Dove la vuoi mettere?” Le domandai.

“Ai piedi dell’altare” rispose.

“Allora ti faccio un Bambinello!” Le dissi di getto.

E così un semplice fantoccino prese forma fra le mie mani, utilizzai retine per patate e per cipolle, nel garage c’era anche un cestino di ricotta da buttare, lo tagliai…

“eh sì! Sembra proprio l’aureola del Bambinello, ci vuole una base sul quale adagiarlo, un semplice cartone ecco! Queste foglie di palma sembrano proprio dei raggi di luce!”

Spruzzai poi tutto d’oro…

“che bello sarebbe dargli la voce di un bambino:

“Rispettate il mondo Rispettate voi stessi!

sì sì Il Bambinello potrebbe dire così!”

Pensai che dovevo assolutamente trovare un bambino, un piccolo bambino molto espressivo che doveva enunciare un messaggio semplice che scrissi immediatamente:

“Ciao! Sono Gesù Bambino!

Mi sono fatto fare con materiale di rifiuto:

retine per patate, per cipolla, per ricotta

per farvi riflettere ogni qual volta gettate via qualcosa

pensate a che cosa ci si può fare! ecc…”

Telefonai alle mie amiche:

“conoscete un piccolo bambino, bravo, espressivo?”

Fu Lilla, una mia cara amica, che mi indicò Carlo, un bambino eccezionale, incredibile, nella scuola S. Pio X a Roma.

Presi la video camera e dopo essere stata annunciata all’insegnante, dalla mia amica, mi recai nell’Istituto piena d’entusiasmo, sicura di riuscire nell’impresa, sicura di trovare il bambino che poteva donare la voce a Gesù. Provai a fare vari provini a più bambini ma in effetti la voce di Carlo fu quella che risultò perfetta per me, fantastica per l’obiettivo immaginato.

Joy doveva aspettare il 15 dicembre per poter portare in chiesa il Bambinello.

“Allora non lo porti subito? Le chiesi.

“Bene! Nel frattempo lo metterò a piazza di Spagna! Sì sì lo metterò a piazza di Spagna! Sulla scalinata! Servirebbe un megafono per diffondere il messaggio!” Le dissi.

Anche Joy si entusiasmò all’idea che cominciò a maturare rapida nella mia mente, fermai qualche venditore ambulante per chiedergli dove si poteva acquistare un megafono e come poteva essere alimentato.

Riscontrai però che la qualità della voce risultava veramente pessima. Seguirono perciò mille telefonate per capire che la cosa migliore era trovare una cassa amplificata a batteria. Pensai che potevo anticiparmi il regalo di Natale e così, estremamente decisa, nonostante le molteplici dissuasioni ricevute da tutti, mi sentivo dire: “Ti arresteranno! Sei diventata matta?”…mi recai in un negozio specifico per noleggiare una cassa amplificata a batteria ma mii resi conto che era molto più conveniente acquistarla e così…tornai a casa con “un bel peso”.

La posizionai su un carrello per rendere possibile il viaggio in treno con il quale, insieme a Luciana, un’ amica speciale, volevo raggiungere piazza di Spagna!

L’insostituibile, fedele amica di sempre, Anna, mi portò del tessuto rosso, che risultò perfetto per la mia idea che era quella di creare un cuore come base per il “Bambinello”.

Arrivò il 6 dicembre, tutto era pronto, anche un po’ di tremarella alle gambe; Luciana venne a dormire da me la sera prima, mi aiutò nei preparativi, la mattina seguente partimmo, lei portò il carrello con il tessuto e il Bambinello dentro una grande busta, il carrello pesante, con la cassa amplificata, spettava a me!

Il controllore del treno ci aiutò a salire a bordo, tutti ci guardavano con curiosità, in effetti non sembravamo degli ambulanti o artisti di strada, ma allora… chi potevamo essere?

Da Piazzale Flaminio fu preferibile procedere a piedi, i carrelli, i pacchi erano troppo ingombranti, sarebbe stato difficile farli passare tra i girelli della metro, quindi c’incamminammo separate, vista la larghezza dei marciapiedi di Via del Babbuino, una sul lato destro e l’altra sul sinistro.

“Tutto ok Luciana? Ce la fai?” Le gridavo ogni tanto.

“Tranquilla tutto a posto!” rispondeva.

Continuavamo a sentirci addosso gli occhi un po’ interdetti dei passanti fino all’arrivo a piazza di Spagna, che trovammo affollatissima.

“Mamma mia quanta gente! Vigili, carabinieri, vigili del fuoco, stanno posizionando la ghirlanda alla Madonna! Beh è per l’8 dicembre!”

Luciana mi guardò con aria molto preoccupata e titubante:

“Dani non credo che sia il caso” mi disse.

“Aspetta aspetta magari ci spostiamo più in alto” le risposi.

Avevo pensato di posizionare l’allestimento nella prima piattaforma, di fronte alla barcaccia, ma lì non risultò proprio possibile, potevo essere subito fermata!

“Vado a vedere lassù! A metà della scalinata, magari è più tranquillo, saremmo più defilate!

Sì sì vieni! Andiamo! Aiutami a portare il carrello, lassù va bene”.

L’agitazione non mancava, i miei movimenti erano ultra rapidi e concitati, non c’era stato tempo per chiedere la necessaria autorizzazione, essendo sola, mi ero assunta tutti i rischi che un gesto così poteva provocare, ero pronta a pagare in tutti i sensi le conseguenze, avevo immaginato intensamente di non essere bloccata, desideravo a tutti i costi mostrare il Bambinello e far ascoltare il messaggio, non avevo in mente, nulla di più, mi sentivo spinta da una forza interiore che non riuscivo a domare con il raziocinio, dovevo e volevo assolutamente effettuare quel gesto, lanciare quel breve messaggio, inoltre ritenevo fosse importante testimoniare, con materiale fotografico, che il tutto fosse realmente avvenuto, in quella speciale postazione.

La voce di Carlo arrivava forte e chiara, mentre il Bambinello, rappresentato dall’umile fantoccino, ricopriva un piccolo spazio dell’ampia piattaforma, a metà scalinata, che si rilevò essere perfetto, simile ad un magnifico anfiteatro.

I primi passanti increduli e incuriositi si fermarono e ascoltarono attenti. L’idea si era realizzata, la cassa amplificata aveva funzionato, non mi avevano arrestato, l’agitazione era svanita e un senso di soddisfazione mi pervase. Anche Luciana si era tranquillizzata, era contenta di avermi supportata in un gesto che ritenevo di vitale importanza.

Tutto rientrò nei carrelli e nelle buste e l’arrivo al treno fu ricco di sensazioni.

“Grazie Luciana! Non so come ringraziarti, senza di te non avrei potuto realizzare nulla!”

La notte passò tranquilla ma il risveglio fu repentino con un’idea ben precisa:

“Sì certo! Ecco cosa devo fare, devo chiedere anche ai bambini di fare il loro “Bambinello” con materiale di rifiuto e di portarlo sulla scalinata di Piazza di Spagna, come gesto simbolico, dovranno promettere di rispettare le strade, la città, il mondo, se stessi!”

Ecco il punto, il passaggio fondamentale:

“partire dal recupero dei materiali per arrivare al recupero dei valori”.

Fissai subito un’altra data, prima della chiusura della scuola per le vacanze di Natale, prima che tutti partissero.

“Sì Anna, il 20 dicembre 2009 ore 12, questa è la data che devi far apparire alla fine del video, con la richiesta dei Bambinelli ai bambini, lo pubblicheremo su youtube!”

I primi Bambinelli arrivano e il TGR, la sera stessa, con mia enorme sorpresa, mandò in onda un breve servizio. Questo risultato, ricevuto solo dopo 14 giorni, fu per me un chiaro messaggio dell’universo che mi incoraggiava a procedere e…

 

La Storia di Daniela Bertoletti

“Il Rifiuto crea l’Arte”

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Creazione” di Daniela Bertoletti  opera realizzata con corteccia  di palma

è lo slogan che ha creato per sensibilizzare gli animi a raggiungere una maggiore consapevolezza. Tutto il suo modo di essere in ogni attimo della vita quotidiana esprime una comunicazione visiva, stimolata dall’arte. La sua sensibilità emotiva e sentimentale è la forza che si tramuta in quella capacità trasformativa che le permette di saper tirare fuori anche da un rifiuto la bellezza intrinseca che costituisce l’essenza delle cose. Questo profondo credo è stata la scintilla da cui è scaturita, nel 2009, l’ideazione, progettazione e concretizzazione del progetto: “Eccomi! Risali con me” che ha lo scopo di diffondere un messaggio di rispetto a 360°, di fratellanza e di pace attraverso diverse modalità proposte alle scuole e l’evento “Rispettate il mondo Rispettate voi stessi” che si svolge a Roma, con cadenza annuale, sulla terrazza del Pincio, a cui partecipano scuole, Accademie, allievi, artisti, stimolati a creare opere sul tema del recupero dei materiali per arrivare al recupero dei valori.

L’esperienza artistica di Daniela è maturata soprattutto con la danza alla quale si è dedicata con grande amore, passione e impegno. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Accademia di Danza a Roma nel 1975, ha perfezionato la tecnica classica e moderna studiando con vari maestri: J. Dudan, J. Fontano, L. Lojodice, W. Lopow, G. Muradof, B. Niktch, E. Piperno, M. Plevin e Claudie Jacquelin a Saint Germain en Laye-Francia. Le arti l’hanno sempre affascinata e rapita, la manualità è da sempre sua amica, è per questo che ha conseguito con entusiasmo anche la maturità artistica presso l’Istituto d’Arte di Roma e i 4 certificati della Sogetsu School of Ikebana of Japane ricevuti da Hiroshi Teshigahara hanno rappresentato una fase che ha aggiunto ancora umiltà e pazienza a un percorso già caratterizzato da questi elementi.

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Daniela Bertoletti e Joseph Fontano “L’aria e la terra” passo a due da “Lo sviluppo prima del compimento” coreografia di Joseph Fontano

Il palcoscenico l’ha vista solista con la compagnia ” Teatro Danza Contemporanea” di Elsa Piperno e Joseph Fontano e con quella di Mimma Testa. Per 25 anni si è dedicata anche all’insegnamento della danza e come insegnante e coreografa ha presenziato, per il gruppo “La Danza”, al VII, IX, XI, XII, XIII, XV Festival Nazionale delle scuole di danza classica diretto da Renato Fiumicelli e nel 1991 ha ricevuto il Premio per la coreografia “Sembra” al concorso Internazionale “Beato Angelico”per la danza.

 

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“Sembra” coreografia di Daniela Bertoletti

“Ho insegnato con gioia per 25 anni, crescendo due figli e sostenendo la mia famiglia. Ho privilegiato l’avvenire dei miei figli e la carriera di mio marito, condividendo sempre le sue scelte per fiducia, stima e amore. Abbiamo quindi trasferito le nostre vite,  per tre anni a Parigi e per tre anni in Arabia Saudita, dopo l’11 settembre 2001, rischiando la vita e rinunciando a tutto ciò che viene definito “normalità” e sottomettendoci a quelle che sono le regole vigenti, dettate dalla sharia. Forse è proprio questo distacco dal nostro Paese e dalle nostre consuetudini, che ha accresciuto in me sia un senso critico verso le nostre abitudini e scelte, ma anche nello stesso tempo la consapevolezza di dover apprezzare maggiormente tutto quello che possediamo e diamo per scontato. Ho vissuto in un Paese in bianco e nero dove la musica insieme ad altro è vietata, dove l’arte nelle sue molteplici forme non esiste, dove tutti i venerdì , in piazza c’è il taglio della mano e della testa, dove si prova il senso di vuoto e la parola “normale” assume un altro significato. Rientrando in Italia, ho provato quindi sia la gioia per aver ritrovato le cosiddette banalità, sia la pena per notare quanto spreco, oltraggio e violenza vengono continuamente usati verso le cose, le situazioni, le persone. C’è insomma un tale degrado nel modo di pensare, di essere, di porgere, di sentire, che fa veramente male al cuore. Sento il desiderio in me, l’energia, l’entusiasmo, prima di scomparire dal pianeta, di provare a fare qualcosa, senza mezzi, nè aiuti, nè eccelse capacità, nè particolare cultura, ma la voglia è tanta, quella di provarci per dire: IO HO PROVATO! Con questo progetto:”Eccomi! Risali con me” e con l’avvio di questi eventi che hanno coinvolto scuole, Accademie, allievi, artisti, sul tema del recupero dei materiali fino al recupero dei valori, ho voluto fare un gesto, immagino che qualcuno lo noterà, qualcuno si affiancherà, qualcuno cambierà rotta, qualcuno incomincerà a vedere e a far vedere le cose in modo diverso, immagino che qualcuno vorrà aggiungere un gesto positivo e così il tutto si espanderà, si diffonderà, desidero immaginare che diventerà un modo di essere e di pensare migliore”.  

Daniela Bertoletti