IL SIMBOLISMO E L’EMPATIA SOCIALE

Il simbolo
La parola “simbolo” deriva dal latino symbolum (segno) che a sua volta deriva dal tema del verbo symballo avente il significato approssimativo di “mettere insieme” due parti distinte. Il simbolo contiene di per sé quello che vuole significare e può essere di due tipi:
·      convenzionale, in virtù di una convenzione sociale;
·      analogico, capace di evocare una relazione tra un oggetto concreto e un’immagine mentale.
Ad esempio, il linguaggio parlato consiste di distinti elementi uditivi adoperati per rappresentare concetti simbolici (parole) e disposti in un ordine che precisa ulteriormente il loro significato. I simboli possiedono un forte carattere intersoggettivo, in quanto sono condivisi da un gruppo sociale o da una comunità culturali, politiche e religiose. Il simbolo è performativo (produttivo, produce qualcosa nella realtà, trasforma la cultura), intransitivo (non traducibile) e quindi è infinitamente interpretabile.
Diventa importante distinguere il simbolo dal semplice segno: il segno, infatti, è convenzionale, comprensibile a tutti, mentre il simbolo (3) esprime un significato inesauribile razionalmente, in cui può apparire per nulla simbolico a colui che lo ha prodotto, ma che tale invece sembri a un’altra coscienza.
Se, come sostiene René Alleau (6), una società senza simboli non può evitare di cadere al livello delle società infraumane, poiché la funzione simbolica è un modo di stabilire una relazione tra il sensibile e il sovrasensibile, sulla interpretazione dei simboli e sul loro impiego da sempre gli uomini sono divisi. All’interno del medesimo simbolo vi sono evocazioni simboliche molteplici e gerarchicamente sovrapposte che non si escludono reciprocamente, ma sono anzi concordanti tra loro, perché in realtà esprimono le applicazioni di uno stesso principio a ordini diversi (5) , ed in tal modo si completano e si corroborano, integrandosi nell’armonia della sintesi totale. Questo  rende il simbolismo un linguaggio meno limitato del linguaggio comune ed adatto per l’espressione e la comunicazione di certe verità, facendone il linguaggio iniziatico per eccellenza ed il veicolo indispensabile di ogni insegnamento tradizionale (5). Il simbolo quindi con un significato immediato contenuto al suo interno si può dire abbia una valenza metafisica nascosta, espressa da un intimo rapporto tra la raffigurazione sensibile espressa nel simbolo stesso e la sua valenza ideale.
I simboli vengono da sempre utilizzati dall’uomo, fin  dalle società primitive per trovare poi un’ ampia applicazione nella religione, nell’antropologia culturale, nella filosofia, nella letteratura, nelle scienze, fino alle riflessioni romantiche sul mito per arrivare al simbolismo dei sogni nella psicoanalisi di Freud e nella psicologia del profondo di Jung.
Una riflessione specifica sul simbolo è stata condotta da Ernst Cassirer (1874–1945) incentrata sul concetto della “funzione simbolica”. Lo spirito umano è in grado di sintetizzare il molteplice sensibile tramite attività naturali come il linguaggio, il mito, la conoscenza razionale (4).

Cassirer (4) conduce poi un’analisi fenomenologica della logica e del linguaggio comune che lo porta a scoprire nel simbolo quello che egli chiama “un più di senso”, un accumulo di significati, che lo rendono molto più significante rispetto al segno e quindi impossibile da utilizzare nella logica formale ed astratta. Possiamo riassumere il tutto dicendo che il simbolo è una associazione di immagini nella quale chi legge è libero di interpretare, questa è la capacità simbolica.

La capacità simbolica
La caratteristica primaria dell’uomo, ancora prima che nella sua tendenza all’aggregazione sociale, si esprime nella sua capacità simbolica che consiste nell’attribuire a un segno, a un suono, a un oggetto un valore, un significato che va oltre il segno (ad esempio, un grido, come reazione a uno stimolo doloroso). L’essere umano si distingue dagli altri animali per la capacità di manipolare simboli e di conseguenza di usare un linguaggio. Tale caratteristica si manifesta nel linguaggio emotivo, nella capacità di comunicare tramite un’articolazione di simboli significanti.

“ La differenza tra linguaggio preposizionale e linguaggio emotivo costituisce la soglia tra mondo umano e animale: entrambi hanno immaginazione pratica, ma quella simbolica è caratteristica esclusiva dell’uomo. L’apparizione del sistema simbolico trasforma la situazione esistenziale dell’uomo. Egli vive in una “diversa” dimensione della realtà. Egli con la sua capacità simbolica supera i limiti della vita organica, “non vive più in un universo soltanto fisico, ma in un universo simbolico. […] L’uomo non si trova più direttamente di fronte alla realtà; per così dire, egli non può più vederla faccia a faccia. La realtà fisica sembra retrocedere via via che l’attività simbolica dell’uomo avanza” (Cassirer, 1944).
L’uomo non deve essere considerato animal rationale, piuttosto animal symbolicum (4-5). L’uomo è un animale simbolico nel senso che la sua azione si esprime principalmente nelle varie forme della cultura, cioè nei grandi sistemi simbolici costituiti dai miti, dalle religioni, dalle arti e dalle scienze. Tutto ciò esalta la funzione e il valore del linguaggio e del simbolo (3) nella cultura umana, valore che si esprime non solo nella trasmissione e nella comunicazione, ma anche nella produzione del pensiero. Importante è ricordare che la  simbolizzazione e strettamente legata alla capacità progettuale e all’immaginazione, tanto che queste capacità vanno viste congiuntamente, come espressioni dell’intelligenza umana astrattiva e dello psichismo umano. Pertanto la comunicazione simbolica mediante la capacità immaginativa e il linguaggio, concepisce e rappresenta l’ambiente in cui si stringono i rapporti sociali e si formano nuovi sistemi di comunicazione. Queste forme di comunicazione rientrano in un simbolismo sociale.

Se consideriamo le teorie di Mead (1) che ebbero grande influenza su tutte le teorie psicologiche sociali di orientamento sociologico, scopriamo come per lui la capacità di manipolare i Simboli è alla base della vita sociale mentre la società è alla base dello sviluppo della mente, in quanto il mondo interno si struttura sulla base delle internalizzazioni e delle interazioni (conversazioni) che teniamo con gli altri  (es. teoria del Self).
La capacità simbolica come già citato è strettamente legata alla capacità progettuale e all’immaginazione  permettendo all’essere umano l’utilizzo del simbolo per sintonizzarsi con altri mondi,  altre esperienze e aprire la mente verso una dimensione profonda spesso inesplorata dell’ esistenza, il tutto consente quindi un passaggio fondamentale che porta all’empatia cioè a “sentire l’altro”(2).
Questo richiama la capacità di anticipare il senso e il valore del dolore e della gioia dell’altro, si tratta di riuscire a mettere accanto o nello spazio di profondità dell’esperienza non solo percettiva, la possibilità di un’altra logica, di un altro eventuale esito su un altro piano. Nessuno dei modi più comuni di mettersi in rapporto con il mondo – percezione e sensazione- sfugge alla capacità simbolica-immaginativa, questa ci permette di partecipare nell’unica forma possibile, quella di renderci conto di ciò che è successo alla luce di un’utopia , di un amore, di un’idea che getti un ponte tra noi e gli altri. Quando ci troviamo sul “ponte” apparentemente rimaniamo sospesi, mentre la capacità simbolico-immaginativa è al lavoro con il suo fondamentale movimento di anticipazione che permette di rivolgerci ad altri, di condividere e capire il distino altrui, creando una rete di rapporti spirituali, attivando la nostra capacità di intuire le implicazioni di civiltà, di culture, di concezioni della morte e della vita, la stessa idea di Dio e di futuro, che scaturiscono dagli avvenimenti e dalle persone con cui cerchiamo di entrare in contatto, questa è l’ empatia sociale cuore di ogni forma di partecipazione del destino altrui. L’empatia sociale  aiuta ad  attivare un processo psicologico capace di permettere alle diversità di essere maggiormente conosciute, diffuse, accettate e perciò rispettate in modo tale che tutti i simboli, che rappresentano credi e culture diverse, devono e possono tranquillamente coesistere”.

                      D.ssa Rita Martani                      

BIBLIOGRAFIA
1.     Mente , se e società.
2.     Sentire l’altro, conoscere e praticare l’empatia, Laura Boella, ed. Raffaello Cortina 2006.
3.     L’uomo e i suoi simboli, Carl Gustav Jung, Raffaello Cortina Edizioni.
4.     Filosofia delle forme simboliche. Vol. 1: Il linguaggio, Cassirer Ernst, 1996, La Nuova Italia.
5.     Metafisica delle forme simboliche, Cassirer Ernst, 2003, Sanson.
6.     La scienza dei simboli, René Alleau, Sansoni Editore 1983.


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